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giovedì 21 settembre 2017

Mirror mirror on the wall, who is the fairest of them all? - Emmy's Edition -



Come tutti gli appassionati di serie tv sapranno qualche giorno fa ci sono stati gli Emmy Awards, uno dei miei eventi preferiti che associa le mie due cose preferite, moda e serie tv. Allora visto che per commentare i vincitori sono un po' in ritardo, ma comunque contentissima che Big little lies e the Handmaid's tale abbiano avuto i riconoscimenti che si meritano, voglio mostrarmi i miei look preferiti sul red carpet.

La mia preferita in assoluto è stata Nicole Kidman con quel bellissimo vestito rosso di chi sa che sta per vincere un premio. Ma ho amato anche il resto del cast di big little lies, vorrei per me il vestito/blazer della Witherspoon e ho trovato Shailene Woodley molto raffinata nonostante il vestito avesse una super scollatura.



Altri tre look che mi sono piaciuti molto sono quelli di Felicity Huffman, Halston Stage e Thandie Newton, non conosco le ultime due sinceramente, ma erano talmente eteree che non potevo non includerle nella lista.

Infine passiamo alle signore in nero, un grande classico con il quale difficilmente si può sbagliare e in effetti Kari Russell e Michelle Pfeiffer non hanno di certo sbagliato.


E le vostre preferite chi erano?

mercoledì 2 agosto 2017

Kobane Calling di Zerocalcare

Tanto tempo fa vi avevo parlato brevemente QUI della mia passione per Zerocalare, da allora credo di aver letto qualsiasi sua cosa, se firmasse i rotoli della carta igienica credo che comprerei anche quelli. Ed avevo preparato anche una recensione di una delle sue ultime opere, Kobane Calling che però poi non ho mai pubblicato perché avevo smesso di aggiornare il blog, ecco ora ve la ripropongo,  perché magari state cercando qualcosa da leggere per quest'estate e anche perché è una storia purtroppo ancora tristemente attuale.



Nel corso degli anni Zerocalcare si è affermato grazie ad album che raccontavano storie legate alla sua vita quotidiana. Con il suo ultimo lavoro “Kobane calling”, Zerocalcare esce però dal solito schema e si cimenta per la prima volta con un reportage. L’opera è incentrata sui due viaggi compiuti dall’autore in Rojava, una regione autonoma non riconosciuta a maggioranza curda che confina con Iraq, Siria e Turchia, nella quale chi ci vive abbraccia una forma di vita democratica che prevede il rispetto per ogni identità religiosa, di genere, linguistica e culturale. In questo territorio devastato dalla guerra, la città di Kobane in particolare è diventata il simbolo della resistenza curda contro l’Isis.



In “Kobane Calling”, il fumettista racconta dettagliatamente ricordi e sensazioni di questa sua esperienza, spinto dalla sua vicinanza alla causa curda, fornendo una visione diversa rispetto a quella dipinta dai media italiani: quella cioè di un mondo che nonostante sia in guerra, cerca di mantenere valori e rispetto per il prossimo. In cui i combattenti della resistenza curda si fermano comunque a seppellire i loro nemici, in cui le donne lottano, comandano villaggi, diventano sindaci.


 Il fumettista racconta tutto ciò con lo stupore tipico di chi si ritrova catapultato improvvisamente in un ambiente che non gli appartiene, diverso da casa, da Rebibbia.

Oltre che dallo stupore tutto il viaggio è permeato da sentimenti di paura, da dubbi e anche dall'entusiasmo dell’autore per la causa di questo popolo e dell’impresa che sta compiendo. D'altronde come si fa a non aver paura quando sai che l’Isis è proprio lì a due passi da te? Quando ci sono ancora le gabbie utilizzate per ardere vive le persone a testimoniarlo? Il racconto scorre in maniera rapida e avvincente, aiutato dalla collaudata divisione in mini storie di poche pagine, che pur mantenendo una continuità, aiutano a non perdersi. Come anche aiutano i riassunti storici: compaiono a volte nell’arco del racconto e fanno comprendere in maniera semplice e immediata una vicenda parecchio complessa. Almeno per me si sono rivelati molto utili perché mi duole ammetterlo, ma io di tutta la vicenda del Rojava ne sapevo poco e niente, diciamo più niente, ecco.



Interessante poi dal punto di vista narrativo l’idea di inserire nel bel mezzo della storia, pagine dallo sfondo nero nelle quali alcune delle persone incontrate durante il viaggio raccontano la loro storia come se fossero intervistati durante un servizio al telegiornale.





Vincente è infine la scelta di continuare a inserire elementi tipici della cultura popolare in un contesto così diverso dal solito, per cui si passa da una battuta su Grey’s anatomy all’utilizzo di George pig (fratello della più famosa Peppa) nel ruolo del lettore che solleva obiezioni, riuscendo così a intervallare la drammaticità del racconto con piccoli momenti d’ironia che riescono a far passare in poche vignette dalla malinconia al sorriso. Tipo io ho riso tantissimo quando parla della stessa colazione fatta ogni giorno nel campo o in altre situazioni in cui ti risulta quasi strano star ridendo considerando che la situazione è tutt'altro che facile o felice.



Voi l'avete letto?


lunedì 17 luglio 2017

Viaggio tra i giardini del Belgio

Bonjour a tout le monde!

Riprendo a scrivere il blog dopo quasi due anni di pausa e tante cose sono cambiate nel frattempo, tra queste mi sono trasferita a vivere a Bruxelles da un po' di mesi e ho visto così tante cose belle in questo periodo che mi è tornata voglia di scrivere e condividere alcune di queste sul blog. Penso e spero che ritornerò ad aggiornare il blog con una certa frequenza.

Non scriverò un post su Bruxelles perché l'ho già fatto un bel po' di tempo fa, se ve lo siete perso lo potete trovare QUI. Oggi invece vorrei parlare di alcuni dei meravigliosi giardini che ho visto in Belgio da quando sono arrivata e credo che la primavera sia il periodo ideale per girovagare e godere appieno delle sorprese che la natura ci offre.



Iniziamo questo piccolo viaggio da Bruxelles e per la precisione dalle serre reali di Laeken, che vengono aperte al pubblico soltanto una volta all'anno nel periodo della fioritura, che in genere va da metà aprile a inizio maggio più o meno. Il biglietto di ingresso è di circa due euro, ma preparatevi a lunghe attese specie nel weekend.





Le serre furono fatte costruire dal re Leopoldo II dagli architetti Belat e Horta e sono dei veri capolavori di art nouveau. In più al loro interno si trova una straordinaria varietà di specie botaniche esotiche così si ha l'impressione di essere in sud America in alcuni momenti o in Giappone non appena si svolta un determinato angolo.





A 20 minuti scarsi di treno da Bruxelles invece c'è la cittadina di Halle, famosa in Belgio per il suo Hallerbos, chiamato anche il "bosco blu" perché ad aprile fioriscono le campanule blu che ricoprono l'intero bosco come un gran mantello. E' uno spettacolo davvero unico e magico, sembra di essere catapultati in una favola quando si è all'interno.
                         



Infine chiudiamo il tour con il giardino giapponese nella cittadina di Hasselt. Se siete a Bruxelles e volete andare a visitarlo sappiate che ci vuole circa un'oretta e mezza di viaggio. E' facilmente raggiungibile anche dalla città di Maastricht nel caso vi troviate al sud dell'Olanda.
Io sono andata a visitarlo in Estate ( e molte spose l'avevano scelto come location per fare le foto), ma anche per il giardino giapponese credo che il periodo migliore sia la primavera in cui potete ammirare i ciliegi in fiore.



Che ne pensate? Avevate mai sentito parlare di qualcuno di questi posti?